27/02/17

Silenzio, sentire, pensare

Dopo aver camminato a lungo per le vie, in mezzo alla gente, alle cose e ai segnali, ho voglia di isolarmi dal rumore: cerco un luogo tranquillo per riposare, rilassarmi, pensare; per non pensare a niente, svuotarmi i sensi e la testa; per concentrarmi, smettere di sentire, cominciare ad ascoltare.
Su una panchina, in un giorno di agosto, in un paese che non è il mio, accanto al ponte vecchio di una bella cittadina rinnovata; davanti, sul fiume, c'è uno scorrimento silenzioso, solo ogni tanto una lunga chiatta che scivola...
Questa condizione di silenzio e di solitudine mi permette di ritrovare una percezione di me e del mondo che mi sta attorno, precisamente un ascolto. Il silenzio che mi sono procurato, isolandomi dai rumori normali, mi permette di ascoltare.
Ma è piuttosto un pensare, un ascolto pensante. Come se prima fosse stato l'esterno a riempire la mia esperienza, e invece adesso esterno e interno agissero in me corrispondendosi.
E forse è proprio questo gioco, grazie al quale interno ed esterno passano l'uno nell'altro senza appiattirsi o riassorbirsi l'uno nell'altro, che mi fa sentire e pensare assieme.
Mi accorgo che in questo rilassarmi ho lasciato essere una dimensione di apertura della mia esperienza che di solito è messa a tacere
 L'esercizio del silenzio di Pier Aldo Rovatti

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