25/03/17

Mio papà e l'elogio della mitezza di Norberto Bobbio

Ho letto “L’elogio della mitezza” di Norberto Bobbio ed ho pensato a te papà. Sembra proprio che quando l’ha scritto pensasse a te.
Egli dice:
La mitezza è il contrario dell'arroganza, intesa come opinione esagerata dei propri meriti, che giustifica la sopraffazione. Il mite non ha grande opinione di sé, non già perché si disistima, ma perché è propenso a credere più alla miseria che alla grandezza dell'uomo, ed egli è un uomo come tutti gli altri. (…) Il mite non ostenta nulla, neanche la propria mitezza: l'ostentazione, ovvero il mostrare vistosamente, sfacciatamente, le proprie pretese virtù, è di per se stesso un vizio.
Tu eri un uomo semplice, quello che facevi, e facevi tanto, lo facevi con umiltà, in silenzio senza chiedere mai nulla in cambio. Eri un bravo padre, ma eri anche un bravo lavoratore, quello a cui ti dedicavi lo facevi con passione e amore e ti bastava che il lavoro fosse ben fatto, non aspettavi nessun riconoscimento.
La mitezza, infatti,  come la benignità, la benevolenza, la generosità, è una disposizione verso gli altri che “non ha bisogno di essere corrisposta per rivelarsi in tutta la sua portata”.
Il mite è colui che "lascia essere l'altro quello che è", anche se l'altro è l'arrogante, il protervo, il prepotente. Non entra nel rapporto con gli altri con il proposito di gareggiare, di confliggere, e alla fine di vincere. È completamente al di fuori dello spirito della gara, della concorrenza, della rivalità, e quindi anche della vittoria. Nella lotta per la vita è infatti l'eterno sconfitto.
Non hai mai cercato di primeggiare sugli altri, anzi eri pronto ad aiutare e a condividere le tue competenze con chiunque ne avesse bisogno o te lo chiedesse. Non sapevi proprio cosa fosse la competizione. Forse non a caso non sei mai stato uno sportivo, né hai mai tifato per una squadra o per un corridore. Se ti interessavano i soldi non era per prestigio o per ambizione, ma solo per assicurare una vita serena e confortevole alla tua famiglia e offrire delle opportunità ai tuoi figli.
Ma essere mite non voleva dire che tu fossi un debole o un remissivo. Anzi eri un lottatore, ma non contro qualcuno o per ottenere posti di prestigio, ma per andare incontro ai problemi che la vita ti poneva davanti.

Non sapevi cosa fosse il rancore, non eri vendicativo, non provavi astio contro chicchessia. Eppure di offese, soprattutto perché eri un meridionale immigrato al Nord, perché non eri un raccomandato, né un figlio di… ne hai ricevute tante.
Il mite per essere in pace con se stesso deve essere prima di tutto in pace con gli altri. Non apre mai, lui, il fuoco; e quando lo aprono gli altri, non si lascia bruciare, anche quando non riesce a spegnerlo. Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità.
Né essere mite voleva dire essere modesto, tu sapevi quanto valevi, cosa sapevi fare e cosa no. Ma la tua capacità non era una merce di scambio, c’era e serviva per compiere bene ciò in cui ti impegnavi.

Bobbio ha dedicato un libro a questa virtù non perché lui si sentisse mite, anche se gli sarebbe piaciuto, ma per un altro motivo.
Amo le persone miti, questo sì, perché sono quelle che rendono più abitabile questa "aiuola", tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, dove regna una giustizia tanto rigida e severa da diventare insopportabile, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale
Sì, eri un uomo gentile e soprattutto un uomo onesto. Di questo ti sono grata, papà, perché sono due valori incalcolabili che tu mi hai fatto apprezzare e amare, non con tante prediche, ma con il semplice esempio, giorno dopo giorno. E non importa se molti per questo a volte ti prendevano in giro. Un uomo doveva essere forte e un vittorioso, fare carriera a costo di tutto. Tu, invece, quando qualcuno ti ha offerto una raccomandazione per fare carriera, hai risposto di voler arrivare solo dove potevi farlo con le tue forze.
Una signora anziana, una volta, incontrando mia mamma, le ha detto “Ah, lei è la moglie del dott. De Rienzo dalle belle mani e dall’animo tanto gentile”. Sì, quello era proprio mio padre.

Grazie, papà.

3 commenti:

  1. " Finchè è vivo tuo padre, sei suo figlio. Soltanto alla sua morte vorrai esserlo ".
    I pensieri di Alfonso Gatto ( Aragno )

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  2. Grazie davvero per i bellissimi messaggi che mi lasci

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  3. Grazie, Emilia. Davvero la tua è un'altra luce.

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