17/04/17

“Come dobbiamo leggere un libro?” Virginia Woolf

Donna che legge, Henri Matisse 1894.
In primo luogo, voglio mettere in rilievo l’interrogativo alla fine del mio titolo. Anche se io potessi rispondere alla domanda, per quanto mi riguarda, questa risposta servirebbe soltanto a me, e non a voi. Infatti il solo consiglio che si può dare sulla lettura è quello di non seguire nessun consiglio, bensì il proprio istinto; fare uso della propria ragione, trarre le proprie conclusioni. Se siamo d’accordo su questo, allora mi sentirò più libera di esprimere qualche idea e suggerimento, sapendo che non nuoceranno a quell'indipendenza che è la qualità più importante del lettore.
Dopo tutto, chi può stabilire delle leggi sui libri? Non c’è dubbio che la battaglia di Waterloo ebbe luogo in un dato giorno; ma si può dire che Amleto sia migliore di Re Lear? Nessuno potrebbe dirlo. Ciascuno deve deciderlo da sé. Riconoscere un’autorità, per quanto grave sia il suo aspetto, sulla nostra biblioteca; lasciarci dire come leggere, che cosa leggere, che valore assegnare a ciò che leggiamo, sarebbe distruggere quello spirito di libertà che è l’essenza di simili santuari. In qualunque altro luogo possiamo essere soggetti a leggi e a convenzioni; ma lì non ce ne sono.
Se mi perdonate tuttavia questo luogo comune, dirò che per godere la libertà bisogna sapere controllarsi. Non dobbiamo scialacquare le nostre forze, disorientati e ignoranti; spruzzare dell’acqua per tutta la casa quando vogliamo innaffiare una sola rosa; dobbiamo piuttosto impiegare quelle forze accuratamente e vigorosamente, nel punto esatto. Questa è forse una delle prime difficoltà in cui ci imbattiamo non appena entrati in una biblioteca. Qual è il “punto esatto”? A prima vista c’è soltanto una confusione, una folla, un mucchio disordinato di libri. Poesie e romanzi, libri di storia e di memorie, vocabolari e diari; libri scritti in tutte le lingue, da uomini e donne di ogni carattere, razza, età, si ammucchiano negli scaffali. E fuori l’asino raglia, le donne chiacchierano presso la fontana, i puledri galoppano per i campi. Da dove cominciare? Come possiamo far ordine in questo affollato caos, per poter trarre da ciò che leggiamo il piacere più profondo e più ampio possibile?
Sarebbe abbastanza semplice dire che poiché i libri si dividono in categorie – romanzi, biografia, poesia – dobbiamo separarli, e prendere di ciascuna categoria ciò che essa può darci. Eppure sono poche le persone che chiedono ai libri ciò che essi ci possono dare. Di solito ci avviciniamo ai libri con confuse e contraddittorie intenzioni; chiediamo al romanzo di essere vero, alla poesia di essere falsa, alla biografia di essere lusinghiera, alla storia di difendere i nostri pregiudizi. Abolire tutti questi preconcetti quando leggiamo, quello sarebbe un ammirevole inizio. Non date ordini al vostro scrittore; cercate di diventare lui stesso. Siate il suo compagno di lavoro e il suo complice..
Se conservate il distacco, e fate le obiezioni e le critiche prima di leggerlo, non siete più in grado di trarre tutto il profitto possibile di ciò che leggete. Ma se aprite al massimo la vostra mente, certi segni e accenni di una sottigliezza quasi impercettibile, fin dalla struttura e dal giro delle prime frasi, vi metteranno in contatto con un essere umano diverso da tutti gli altri. Immergetevi in questa diversità, cercate di conoscerla meglio, e presto scoprirete che il vostro scrittore vi dà, o cerca di darvi, qualcosa di assai più definito. I trentadue capitoli di un romanzo – se consideriamo prima di tutto come dobbiamo leggere un romanzo – sono un tentativo di creare qualcosa di meno congegnata e controllata di un edificio: ma le parole sono più tangibili dei mattoni; leggere è un processo più lungo e complicato di quello di guardare.
Forse la maniera più sbrigativa di riuscire a capire gli elementi di ciò che un romanziere fa o vuol fare è, non appunto leggere, bensì scrivere; sperimentare personalmente i pericoli e le difficoltà delle parole. Ricordate dunque qualche evento che vi abbia lasciato una chiara impressione: forse due persone che parlavano all'angolo della strada. Un albero si scuoteva; un lampione elettrico ballava; il tono della conversazione era comico, ma anche tragico; tutta una visione, una intera concezione, sembra racchiudersi in quel momento.
Ma quando cercate di ricostruirlo con parole, scoprite che si spezza in mille impressioni contraddittorie. Alcune devono essere messe a tacere, altre in risalto; e in questo processo è probabile che l’emozione stessa sfugga completamente al vostro controllo.
 (… ) legge perché uno scopo, per quanto desiderabile, venga raggiunto? Non ci sono forse certe attività che noi svolgiamo perché sono piacevoli in se stesse, non ci sono piaceri senza seconde intenzioni? E non si annovera fra di loro questo della lettura? Io almeno ho a volte sognato che il giorno del Giudizio Universale, quando tutti i grandi condottieri e avvocati e uomini di stato arriveranno in cielo per ricevere le loro ricompense — le loro corone, i loro lauri, i loro nomi indelebilmente incisi sul marmo imperituro — l’onnipotente guarderà San Pietro e gli dirà, non senza traccia di invidia nel vederci arrivare con i nostri libri sotto il braccio: “Questi non hanno bisogno di ricompensa. Qui non abbiamo niente, per loro. Sono quelli che amavano leggere.
Virginia Woolf , "Saggi, prose e racconti", Milano Mondadori, 1998

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