12/04/17

I cani sono persone con più pelo (Elliot Erwitt)



Facevo la mia solita passeggiata mattutina quando un cane e la sua padrona hanno attirato la mia attenzione. Il cane (presumibilmente un cucciolone di taglia medio-piccola) era in braccio alla padrona e si era arrampicato sulla sua spalla e, mentre lei con l’altra mano era impegnata a parlare al cellulare, lui (o lei, non so) gli tirava con i suoi dentini i capelli e poi glieli leccava con un certo accanimento. Una scena davvero divertente di ordinaria quotidianità.

I cani in questo ultimo periodo si sono moltiplicati, sono gli animali che più fanno compagnia all'uomo e quindi non c'è da stupirsi in un periodo in cui forse tutti ci sentiamo troppo soli. Io stessa li adoro anche se attualmente con me non ne vive nessuno. Mi limito a godermi quelli degli altri.

Mi sono venute in mente le fotografie di Elliot Erwitt di cani di diversa razza ritratti in situazioni strane e persino buffe. Fotografie davvero eccezionali e spesso divertenti,

La passione del grande fotografo per i cani trova le sue radici nella sua adolescenza
 La mia passione per i cani è esclusivamente di natura emotiva. L'idillio è iniziato verso la metà degli anni '40, quando ero un adolescente solitario e vivevo a Hollywood; adottai allora un bastardo male in arnese e piuttosto bruttino, ma straordinariamente intelligente e sensibile, affetto da cimurro all'ultimo stadio. Il buon vecchio Terry riuscì a guarire dopo le intense cure del veterinario locale intervenuto su mia insistenza, ma forse un colpo di grazia sarebbe stato più opportuno. Il suo aspetto peggiorò ulteriormente nel corso della convalescenza, ma la sua intelligenza e sensibilità si svilupparono.

e spesso, come confida lui stesso, scattava foto ai cagnolotti perché semplicemente gli piacevano. Scrive in Vita da cani:

Molti dei cani raffigurati mi avevano incuriosito per la sitazione insolita, altri erano riusciti particolarmente bene le fotografie dalla composizione impeccabile e altri ancora sembravano trascendere il loro fascino scontato e spontaneo per divenire allegoria della condizione umana.

Non mi vengono in mente altri animali più vicini a noi in termini di cuore, sentimento e lealtà. Alcuni pensano che gli elefanti ci assomiglino. Io li trovo troppo grandi, fieri e inaccessibili.


Erwitt ha raccolto nel suo archivio un numero enorme di scatti di cani e ne ha fatto dei libri.


Il fotografo scatta le sue foto ponendo il suo obiettivo ad altezza di cane, lasciando vedere solo le gambe e i piedi dei suoi accompagnatori. Non viene mai quasi mai inquadrato il volto dei padroni dei cani, ma ci si accorge che lo sguardo bonariamente ironico del fotografo non è diretto agli animali, ma all'uomo.


I cani, animali, infatti, fanno un po’ da specchio a chi li possiede e, essendo gli animali domestici per eccellenza, che più di tutti si adeguano allo stile di vita umano, metteno in evidenza in modo inconsapevole le  manie dell'uomo.

“Si tratta di reagire a ciò che si vede, senza preconcetti – afferma – si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana”.
Bisogna per Elwitt “saper aspettare il momento giusto”, ma spesso occorre “provocare” il caso. Nella foto famosissima scattata nel 1983 a Parigi in cui si vede un Jackrussel sospeso da terra, mentre salta a fianco del suo accompagnatore, Erwitt ha dichiarato che “per far saltare il cane mi sono messo ad abbaiare!”

“Abbaio ai cani. Ecco perché il cagnolino, in una delle mie fotografie, è saltato. Una volta a Kyoto camminavo dietro ad una signora che portava a passeggio un cane dall'aspetto interessante. Solo per vedere cosa sarebbe successo, abbaiai. La signora tirò immediatamente un calcio al cane sconcertato. Si vede che abbaiavamo allo stesso modo”.
Altre volte l’unica soluzione è stata quella di armarsi di pazienza: “questo è fotografare: aspettare che le cose accadano”.


Questa foto è in linea con lo spirito umoristico di Erwitt: sui gradini della sua casa di New York, nel 2000, stanno seduti un vicino di casa del fotografo assieme ai suoi due piccoli bulldog. Erwitt coglie il momento in cui uno dei due cani si siede sopra al padrone, coprendogli la faccia e sostituendola col suo muso. Ne risulta quindi l'impressione di una figura unica con corpo di uomo e testa di cane. 
“I cani sono persone con più pelo, sono il più grande spettacolo del mondo. E non si paga nemmeno il biglietto”.

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