25/04/17

Non bisogna» il vecchio disse «piangere per loro»

Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

Giuseppe Ungaretti 

E' così che dovremmo vivere questo giorno. Non come puro momento di commemorazione, ma come momento in cui i nostri occhi si aprono a quella  luce per cui tanti anni fa molti uomini e donne ci regalarono la loro vita. Quella luce rischia di spegnersi ogni giorno, sta a noi tenerla accesa. E' la luce della libertà. 
La libertà è una parola che non ci lascia in pace, è la parola su cui è fondata ogni costituzione veramente democratica. E' una parola che non viaggia mai sola, ma è legata ad altri valori che la costituiscono e la rendono vera come la parola Giustizia, Eguaglianza...
La libertà oggi è una parola abusata, che ha perso il suo splendore, sta a noi riprenderne il senso e la profondità.

"Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo". dice Johann Wolfgang Goethe.

E se vogliamo davvero ritrovare questi valori dobbiamo fare ciò che ci suggerisce Piero Calamandrei
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”. 
Nel ripercorrere la strada di quegli uomini e di quelle donne sentiremo tanta umiltà e tanta ammirazione per chi ha saputo usare la propria libertà interiore per affermare il diritto per tutti di poterne godere. Loro erano veri uomini e vere donne. Loro hanno indicato un orizzonte, una strada, e oggi dovremmo, almeno per quanto ci riguarda, onorare il loro sacrificio con l'impegno, tenendo in mano quella fiaccola perché non si spenga.

«Non bisogna» il vecchio disse «piangere per loro» «No?» disse Berta. «Non bisogna piangere per nessuna delle cose che oggi accadono». «Non bisogna piangere?». «Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare». «Gli uomini sono uccisi, e non bisogna piangere?». «Se li piangiamo li perdiamo. Non bisogna perderli». «E non bisogna piangere?». [...] Berta non piangeva sopra i morti, per il sangue loro. Ora lo sapeva. Le veniva da loro, ma non era pietà per loro. Era pietà, o forse disperazione, su se stessa. [...]Aveva rialzato il capo, il pianto si asciugava sulla sua faccia, e rivide nel vecchio gli occhi azzurri. Glieli guardò. «Ma che dobbiamo fare?» gli chiese. «Oh!» il vecchio rispose. «Dobbiamo imparare». «Imparare che cosa?» disse Berta. «Cos'è che insegnano?». «Quello per cui» il vecchio disse «sono morti».
E. Vittorini, Uomini e no, 1945
No, non dobbiamo piangere per loro, perché loro sono stati davvero uomini, dobbiamo piangere noi stessi se lasceremo che il loro sacrificio sia avvenuto in vano.

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