26/04/17

Visitando una mostra...

L’altro giorno sono andata a visitare una mostra di quadri. In genere preferisco girare da sola, ma questa volta ho seguito un gruppo con una guida, una ragazza giovane. Nel gruppo c’erano, oltre agli adulti, diversi bambini e ragazzi, figli dei visitatori. Ho pensato che sarebbe stato difficile interessare persone di tutte le età. Lei ci è riuscita. Ha cominciato a parlare, tono alto, ma tranquillo e pian piano i bambini si sono seduti sul pavimento a guardare quei quadri con un interesse straordinario.

Invitato a guardare un quadro, un ragazzo aveva scambiato un gruppo di pescatori con dei giovani che giocavano a calcio, ma la ragazza non si è scandalizzata, né ha sottolineato subito l'errore, ha saputo, invece, pian piano guidare all'osservazione in un modo molto accattivante anche se erano quadri molto lontani dalla loro realtà. 

Il bello era che anche gli adulti erano diventati curiosi, attenti e si ritrovavano a rispondere come i bambini. La ragazza non aveva un tono “accademico” né tanto meno professionale. Il suo linguaggio era semplice, ma la semplicità non scadeva nella banalità. Infatti, quei quadri grazie alle sue spiegazioni acquistavano un fascino particolare: era come se prendessero vita e guardandoli ognuno di noi poteva rivivere la passione di chi li aveva creati. 

I più piccoli erano come calamitati, osservavano con stupore e meraviglia quello che via via la ragazza li aiutava a vedere: come hanno fatto a dipingere? come hanno fatto a rendere così luminoso il cielo? E l’erba? Doveva essere triste quel signore che ha dipinto quel quadro. Molto triste, anzi disperato. Invece, in questo c’è tanta luce, come ha fatto? Dentro questo quadro c'è il sole... Tante erano le domande che scaturivano da ognuno di loro.
Ad un certo punto la guida ha riso di una battuta del ragazzo più grande, poi lo ha guardato e gli ha detto: sei rimasto male, vero? mi dispiace molto, non dovevo. Il ragazzo che si era fatto in effetti cupo, è tornato a sorridere e a partecipare.  

Ho raccontato questo episodio perché mi sembra un esempio piccolo, ma emblematico di come dovrebbe essere condotta una lezione a scuola. Non dobbiamo, io credo, rinunciare a insegnare qualcosa di importante, ma dobbiamo imparare ad essere coinvolgenti e soprattutto l’insegnamento non dovrebbe calare dall’alto, né tanto meno essere motivo per umiliare chi sbaglia un commento, chi non sa rispondere alle domande, chi è in difficoltà. 

Quando all’inizio della mostra i bambini non sapevano cosa rispondere, era la guida a suggerire e ad aiutarli, fino a quando loro, sentendosi a loro agio e non avendo paura di sbagliare, provavano a dare le loro risposte. Ogni risposta, anche quella apparentemente più strana, aveva una sua logica che puntualmente quella ragazza sapeva cogliere e prendere in considerazione.

Mi sono complimentata con lei; lei con semplicità mi ha risposto: amo quello che faccio, amo l’arte  e amo i bambini e i ragazzi. 

Con queste parole la ragazza ha lanciato un grande messaggio: per saper parlare ai ragazzi di cultura bisogna saper amare non solo la propria materia, ma anche coloro a cui la si insegna. Quella ragazza non ha trovato davanti a sé, bambini, ragazzi già preparati all'ascolto, erano all'inizio indisciplinati, si spintonavano uno con l'altro e non sembravano aver nessun desiderio di visitare la mostra. Ha saputo catturare la loro attenzione, trattarli con fermezza, ma con rispetto. 

Per me è stata una lezione importante, perché osservare dall'esterno, senza un'implicazione diretta, aiuta a capire quali sono le dinamiche positive o negative che si innestano. La ragazza aveva chiaramente chiaro cosa doveva insegnare, ma lavorava molto sulla relazione soprattutto con i bambini e i ragazzi, parlando ora all'uno ora all'altro. Piccoli gesti significativi che venivano letti da tutti come rispetto, considerazione e attenzione a loro e a ciò che avevano da dire. Chi non parlava, perché intimidito o quant'altro, veniva chiamato o aiutato a dire il suo parere. 

La cultura è molto importante per la crescita e la maturazione dei giovani. Non però una cultura che appare ai loro occhi lontana e morta, puramente nozionista e fredda, ma una cultura che sa rivivere, anche se antica, nel mondo di chi l'accosta e ancora non la conosce e apprezza.

Nessun commento:

Posta un commento