28/05/17

Lasciare un segno positivo, un semplice buon ricordo

…anni e anni di vita rappresentano un lungo periodo e tante vicende, se ognuno scrivesse la propria vita, che grande biblioteca, dovremmo portare i libri sulla luna, e quando volessimo sapere chi è stato Tizio, dovremmo andare nello spazio per scoprire quel mondo, non la luna, ma la vita. 
Josè Saramago, L'amore possibile
La scuola è come la luna di cui parla Saramago, dentro di essa scorre la vita di centinaia e centinaia di bambini e di ragazzi.  Quante storie ci passano davanti, quante esperienze possiamo trarre nell'accompagnare la loro crescita! 

Possiamo dare un contributo positivo o negativo, possiamo diventare un buon ricordo o qualcosa da dimenticare o peggio ricordare con risentimento. Sta a noi scegliere. 
Non possiamo cambiare nessuno né renderlo felice né salvarlo, pensare questo è come soffrire di “deliri di onnipotenza”, ma una cosa possiamo fare: lasciare un segno positivo, un semplice buon ricordo. Di ricordi sono fatti i mattoni che costituiscono la nostra identità, che costruiscono o distruggono la nostra serenità; i segni positivi che vengono lasciati aiutano a guardare con più tranquillità le difficoltà che incontriamo ogni giorno.

Non dovremmo rimanere indifferenti di fronte al dolore di un bambino, o rinchiudere dentro la gabbia della vuota retorica la nostra commozione. Dovremmo lasciarci turbare, perché dal turbamento emotivo nasce il risveglio etico, la vigilanza, l’attenzione, recuperiamo il senso di responsabilità. 

Siamo responsabili. Non dobbiamo temere le conseguenze di questa responsabilità.

Il male è banale, dice Hanna Arendt. Cosa ci impedisce di cadere nella banalità?  Fermarci a pensare.
L’esperienza vera è ciò che viene dopo il nostro agire, è ciò che la nostra mente rielabora e, per poter rielaborare, devo ripensare a cosa ho fatto, quando, come l’ho vissuto, quali sono state le risposte dell’altro al mio agire. La spontaneità nel rapporto è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale capire dove si è sbagliato o fallito, quali altre strade potrei percorrere per raggiungere l’altro. 
Non importa se si sbaglia, è utile, importante riconoscere l’errore, ammetterlo e cercare di correggerlo. 

A volte i problemi sembrano insolubili, dobbiamo continuare a interrogarci: possiamo non riuscire, ma ugualmente non smettiamo di provare.
Del resto Mika un personaggio extraterreste del libro "C'è nessuno" di Jostein Gardner spiega al suo amico terrestre Joachin che non ci si inchina mai di fronte ad una riposta e a Joachin che gli chiede il perché risponde: "Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre"

"Ogni giorno vengo a scuola volentieri – ha detto una volta un ragazzo – perché so che imparerò qualcosa di nuovo che ancora non so".


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