07/05/17

Scrivere e imparare per difenderci dalle possibili nuove forme di fascismo

Scrivo per vendetta. Non per giustizia, non per santità, non per gloria: ma per vendetta. Tuttavia, dentro di me, sento questa vendetta come giusta, santa, gloriosa. Mia madre sapeva scrivere solo il suo nome e cognome. Mio padre, poco di più. Nel paese dove sono nato, i contadini analfabeti firmavano con una croce. Quando ricevevano una lettera dal Municipio, dall'esercito, dai carabinieri (nessun altro scriveva ai contadini), si spaventavano e andavano a farsi spiegare la lettera dal prete.
Li ho visti passare molte volte, ero un ragazzo. Da allora ho sentito la scrittura come uno «strumento del potere», e ho sempre sognato di passare dall'altra parte, impossessarmi della scrittura, ma per usarla in favore di coloro che non la conoscevano: per realizzare le loro vendette.
Ferdinando Camon, Da “Libération”, numero speciale,15 marzo 1985
Ferdinando Camon è nato nel 1935 in una frazione del  comune di Urbana in provincia di Padova, Camon.  Vive presto la II guerra mondiale e i bombardamenti, i rastrellamenti asciano ferite profonde nella sua memoria di bambino costretto. Un ricordo che non lo lascerà mai è la morte di un suo parente. Camon saliva spesso su un grande olmo nella campagna paterna per osservare le battaglie aeree tra tedeschi e americani e la cattura dei partigiani da parte delle SS: «fu così che vide un suo parente, membro di una squadra della brigata partigiana Garibaldi, mentre si arrendeva in un campo di frumento incendiato: aveva la pancia segata da una raffica, dalla ferita uscivano le viscere, e lui se le reggeva con le mani». Questo episodio, così drammatico e terrificante, verrà ripreso nei suoi libri. Camon non dimenticherà mai questi temi, che lo tormenteranno sempre. 

La scrittura, quindi, come vendetta, per usarla come arma a favore di chi non può difendersi da solo. 

B. Brecht sollecita ad imparare, perché solo così puoi difenderti, lottare contro le ingiustizie. Un bel punto di vista che forse oggi viene dimenticato: 

Impara quel che è più semplice!

Per quelli il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!
Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

[Bertolt Brecht 1933]

Questa poesia di Brecht e del 1933 e in Germania al potere c’era Adolf Hitler, nominato cancelliere il 29 gennaio di quell'anno. Quel giorno segnava l'inizio della fine della libertà di stampa: il 10 maggio a Berlino i nazisti bruciarono 20.000 libri di autori non graditi al regime. I testi di molti autori stranieri e di tutti gli autori ebrei furono bruciati in enormi falò in tutte le grandi città.

Oggi nella  Bebelplaz a Berlino  c’è un bellissimo memorial  sprofondato nel mezzo della piazza. Scaffali vuoti ricoperti da un vetro in superficie  e vicino c’è una citazione di Heinrich  Heine: “Das war ein Vorspiel. Nur dort wo man Bücher verbrennt,verbrennt man am ende auch Menschen” (Questo fu solo un preludio: dove i libri bruciano, la gente alla fine brucerà)

Forse oggi nessuno brucerà più i libri, ma la cultura diventa pian piano sempre meno di qualità. Credo che tutti noi dovremmo mantenere il desiderio di imparare, di apprendere per aprirci alle domande, per impedire che vadano al potere uomini che sanno manipolare la gente svuotando ogni discorso veramente democratico. Scrivere e imparare quindi per difendersi dalle possibili nuove forme di fascismo.

1 commento:

  1. ...per difendersi dalle POSSIBILI nuove forme di fascismo ?
    nella frase di sopra , estratta dallo scritto che qui é stato pubblicato , mi appare incredibilmente , quello che ho riportato in maiuscolo , quel POSSIBILI .
    Cerco e trovo questa definizione del termine "possibile" : possibile é quello che può accadere , non é già , può diventarlo.
    Capirà ,chi pubblica , il senso di straniamento che ho provato ?
    Una persona , lo scrittore ,provato anche dalle esperienze di guerra , che scrive oggi, che il fascismo é possibile che ritorni ?
    Mi verrebbe da chiedere cosa intende per fascismo, e come crede possa essere definita l'attuale situazione politica italiana ...evito proprio per via di quel POSSIBILE , credo che quel signore , ed intendo chi ha scritto quella frase , non sappia cosa é stato ne cos'é il fascismo , ne a cosa , ne a chi é servito e serve tutt'ora , perfettamente attuale è non POSSIBILE.
    saluti e buona notte.

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