07/08/17

Anche con i doni si può far del male

Se le posizioni sociali sono squilibrate, al punto che da una parte sta la libertà illimitata di concedere o non concedere un beneficio e, dall’altra, la necessità di accettarlo; se c’è libertà contro necessità; se l’uno può tutto, l’altro niente, si può parlare, in questi casi, di dono? Il dono che si fa con la mano del potere è davvero un dono? Sì, ma solo se rimane in superficie. 
In realtà si tratta dell’esercizio d’una supremazia che approfitta d’una condizione di bisogno per manifestarsi. Quel “dono”, al quale non si ha diritto ma che è frutto d’una concessione graziosa e, pertanto, può essere in ogni momento revocato, sta nell'essenza d’un rapporto servile. È violenza che si esercita tramite mezzi non maligni, ma benigni.
Anche con i doni si può far del male. È sfruttamento di uno stato di necessità in cui altri versano; cioè è violenza di natura morale: una violenza da cui ci si aspetta un tornaconto la cui materia è il sentimento di obbligazione verso il donante. Non è vera gratitudine, perché la gratitudine dettata dalla necessità è finta, malata. Se poi il “dono” è reso pubblico, pubblicizzato, diventa violenza usata a fini pubblicitari.
 Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente

1 commento:

  1. Una mente lucidissima quella di Zagrebelsky, come dargli torto su quel che dice? Un'analisi anche spietata, pur nel rispetto verbale, sui nostri comportamenti non sempre sinceri e senza secondi fini.
    Grazie, Emilia.
    Piera

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