27/08/17

Non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti... (Primo Levi)

Lucio Fontana, Attese,1968
....l'uguaglianza è una creazione della società e dell'educazione; come fatto artificiale e sempre bisognoso di riproduzione essa può cessare di esistere se la società non se ne cura. L'uguaglianza è una conquista della civiltà e può decadere dalla mente e dal cuore degli individui. Per questo, la società democratica è un progetto educativo non soltanto una forma di governo.
Nadia Urbinati - Liberi ed uguali
 C'era una volta un tempo in cui questa parola risuonava nei nostri cuori e nelle nostre menti come un obiettivo da raggiungere, lontano forse, ma chiaro. Un faro.
Oggi questa parola è sotterrata, quasi abbiamo paura di pronunciarla anche noi che l'abbiamo sempre fatta nostra. E' un fiore reciso e ci chiediamo se da qualche parte il seme sta lavorando per risorgere dal terreno in cui è sepolto. Sono troppi i detriti che tolgono nutrimento alla terra che lo contiene.

Ma come abbiamo potuto permettere che tutto ciò succedesse? Come abbiamo potuto smettere di lottare perché "mai più" esistessero uomini e "non uomini", come abbiamo potuto rendere così attuali le parole di Primo Levi: 
“C’è ancora un fascismo, non necessariamente identico a quello del passato. C'è un nuovo verbo: non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti. Dove questo verbo attecchisce, alla fine c’è il Lager.”
I lager ci sono già, diversi, ma che ugualmente annullano la dignità dell'uomo, condannano uomini e donne, bambini a vivere fuggendo, cacciati, respinti, a morire per cercare la propria libertà...
"Siamo figli di quell'Europa dove è Auschwitz: siamo vissuti in quel secolo in cui la scienza è stata curvata, ed ha partorito il codice razziale e le camere a gas. Chi può dirsi sicuro di essere immune dall'infezione?
Deportati. Anniversario, pubblicato in «Torino», aprile 1955
Siamo figli di quell'Europa, ma non abbiamo imparato niente. Contro le parole che ritornano a quel passato che mai più avremmo voluto vedere, sappiamo opporre solo il nostro silenzio.
Una ferita si è riaperta anche in questo continente di cui siamo andati troppo fieri per troppo tempo, come se bastasse dirsi "occidentali" per sentirsi nel giusto. Quella società che tanto abbiamo decantato è ancora tutta da costruire. A noi ricominciare.

Nessun commento:

Posta un commento