13/09/17

di Bestie e di animali di F. Scianna e F. Marcoaldi

«Se alcuni libri arrivano spinti dall'energia della gioventù e di un certo inconsapevole talento (se lo si possiede), con la maturità i libri nascono da progetti propri oppure da commissioni del mercato. Con gli anni comincia la riflessione retroattiva del proprio percorso e si individuano passioni e ossessioni ricorrenti e ci si rende conto che i progetti e le fotografie davvero ci assomigliano.»
Le foto sugli animali di Ferdinando Scianna erano in attesa da molti anni. Da bambino viveva in un paese contadino popolato da animali, nella Sicilia del dopoguerra. Con loro ha condiviso la sua infanzia senza nessun senso di superiorità: cavalli, asini, muli, cani, gatti, galline, conigli, capre e pecore coabitavano negli stessi spazi dei bambini, delle donne, degli agricoltori e dei vecchi. 
Questa condivisione di tempi e spazi lo ha portato a fotografarli moltissimo durante la sua carriera e ad accumulare molti scatti. Ne è nato un libro: di Bestie e di animali. 

"Vengo - spiega Scianna - da un mondo contadino, tutto animalesco. I lavori nella campagna avevano l'animale come presenza fondamentale, era funzionale in una fratellanza che non confondeva mai i piani. L'asino era la moto Ape di mio nonno. Il primo dolore della mia vita è stata la morte del mio cane, ma non mi sarebbe mai venuto in mente di farlo dormire nel mio letto. Si rispetta di più un cane a cui dai il cibo in scatoletta o a cui dai i tuoi resti?".

Scianna ha inizialmente tentato di scrivere da sé alcuni testi a commento delle proprie fotografie ma non ne è rimasto soddisfatto. Entra nel libro Franco Marcoaldi che, grazie alla raccolta Animali in versi, era il coautore perfetto.

Le bestie sono creature che hanno una loro vita autonoma, indipendente, non legata allo sguardo dell'uomo. Gli animali invece possono essere addomesticati dallo sguardo umano. Questo titolo è felice perché restituisce in modo icastico l'idea di doppio sguardo e di incroci infiniti perché gli universi non sono separati. Due modalità diverse di relazione tra l'uomo e queste creature così vicine e abissalmente lontane da noi" dice all'ANSA Marcoaldi.

L’enigma del cane:

Il problema non è tanto
che io parlo e lui non mi capisce.
Semmai il contrario: il vero enigma
è il cane, che tutto sa di me
e mai ne riferisce.

A quattro zampe:

Tutto è legato a una questione
di postura: nulla saprà degli animali
l’uomo eretto, dominus sprezzante
e onnipotente, mentre l’infante
che gattona a quattro zampe
vedrà la loro stessa scena, annuserà
gli stessi odori, spartirà
con loro inediti sapori.
L’unica chance offerta all’uomo
eretto è di sdraiarsi a terra:
osservando le stelle assieme agli animali,
magari scorderà di essere una macchina
di sopraffazione e guerra.

Franco Marcoaldi

Il libro è quindi incontro tra immagine e parola,  un ampio affresco di una millenaria coesistenza tra essere umano e essere animale. Con la fotografia Scianna racconta animali veri - cani, pecore, mucche, capre, pesci, gatti, cavalli, ma anche di plastica, peluche, di marmo; vivi, ma anche morti.  Nelle sue foto il mondo animale, spesso separato dallo stato di natura, sta diventando un’appendice della cultura dell’uomo, non di rado il suo “giocattolo di compagnia”, o è un mero strumento destinato alla fatica o una materia prima alimentare. Non possiamo fare a meno, dalle caverne alle foto social di gattini, di guardare e di raffigurare gli animali perché, ha scritto John Berger, sono “il primo cerchio della natura attorno all’uomo”. Ma tracciare un confine tra noi e la bestia è impossibile da secoli: l’animale lo scavalca di continuo. Del resto, separandoli dalla natura, ingabbiandoli in salotti o stalle, li abbiamo costretti ad avere noi umani come unica relazione. Li abbiamo tirati dentro il nostro mondo, e quando li guardiamo, adesso, guardiamo noi stessi. L’antropocentrismo rispunta spesso dietro quegli occhi, sotto quelle pellicce, mascherato da animalismo. Il rapporto fra uomo e animale, o bestia che sia, è un cane che si morde la coda.
Da repubblica: Fotoromanzo bestiale di Michele Smargiassi
  

Un prato, un asinello
È un sogno che coltivo da tempo
immemorabile: prendermi
un asinello e piazzarlo sopra
il prato. Giusto per omaggiarlo:
sgravato da ogni impegno,
privato di ogni soma, dolcissimo
asinello da sempre maltrattato.
Dell’asino mi incantano la mitezza
e la pazienza, l’occhio umido
e dolce illuminato a tratti
da lampi di furbizia
l’endurance millenaria
travestita da mestizia.
Un giorno ad Addis Abeba
ce n’erano a decine che privi
di padrone correvano
da soli con fare indaffarato.
Svolgevano – mi dissero – la funzione
del postino: mai un pacco
andato perso, tutto recapitato.
Io non avevo dubbi: ché l’asino
è preciso, assennato,
intelligente; e svolge sempre
al meglio l’impegno che l’attende.
Per questo nei miei sogni penso
a un asinello che a nome della specie
sia premiato: non dovrà fare niente,
se ne starà tranquillo a rimirare

il mondo sopra un immenso prato

Franco Marcoaldi

Nessun commento:

Posta un commento