19/09/17

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose.
Quando guardavo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag. Chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane.
E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo.
Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi.
Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto
Alce Nero
Anche io non immaginavo che molti sogni sarebbero svaniti nel nulla, che tutto ciò per cui abbiamo lottato e in cui abbiamo creduto, è stato dimenticato. Non sapevo che tutto sarebbe finito. Credevamo in un mondo migliori e mi sembrava fossimo sinceri.

Ma soprattutto non avrei mai creduto che oggi avremmo assistito a tanta crudeltà esibita con disinvoltura come una bandiera per raccattare voti. Non avrei mai creduto che non ci fosse più nessun politico farsi portavoce di tanta sofferenza, urlare forte contro tanta crudeltà. Non dopo Auschwitz, non dopo Gandhi, non dopo Martin Luther King... 
Ed invece il silenzio di chi non vuole esporsi è forte e nell'aria solo più parole di odio e di incitamento al male.

Nel sottofondo il silenzio di tanti, l'indifferenza di troppi di noi che si girano dall'altra parte. La nostra crisi come nazione e come popolo non può giustificare l'orrore si cui siamo testimoni. 

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