02/01/18

Oltre i recinti di filo spinato...

Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. [...] 

Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati a ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione - allora sarà troppo poco. 

Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze che diventano quasi altrettanto difficili. 

E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di risposte chiarificatrici su questi avvenimenti inspiegabili, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.
Etty Hillesum, dicembre 1942
Etty Hillesum purtroppo il 7 settembre 1943 fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con tutta la famiglia, ad eccezione del fratello Jaap. Ma altri deportati ritornarono e ci hanno regalato i loro preziosi pensieri.
Usciti da quella sconvolgente vicenda della loro vita, scriveranno su quanto avevano visto e provato, diventando narratori, romanzieri, poeti, artisti, alcuni esempi: Imre Kertész Primo Levi, Boris Pahor, Elie Wiesel. 

Edith Bruck, deportata nei Lager da bambina, e ha dedicato tutta la sua vita alla testimonianza in un'intervista a Repubblica dice:
"I sopravvissuti restano tali, purtroppo, anche nella vita normale, quando vanno a comprare il pane dal fornaio o fanno il loro lavoro. Non dimenticano mai di essere dei reduci. Poi, c'è chi ha sentito la necessità e ha avuto il talento di mettersi a scrivere: come gli autori latinoamericani che hanno trasformato i drammi da loro vissuti in grande letteratura"
Si sono portati dietro tutto il Male che hanno conosciuto, hanno cercato di raccontare l'"indicibile" nel forse disperato tentativo di aiutarci a cambiare, a combattere dentro di noi.
Non può esserci progresso se non impariamo dal passato, se non siamo capaci di guardare  in faccia ciò di cui noi uomini e donne siamo capaci ieri come oggi.

Walter Benjamin afferma che la memoria può redimere il passato, ma solo invertendo il rapporto tra passato e presente.

Dobbiamo guardare indietro per imparare a nascere come esseri umani. La nascita è un accadimento non meramente biologico ma piuttosto esistenziale.

Si nasce veramente quando si esce dalla gabbia delle proprie sicurezze, che nella chiusura agli altri diventano arroganza, presunzione e possono diventare violenza, non solo quella che si "agisce", ma quella che non si contrasta. 

Dal riconoscimento  di ciò che è male dentro è fuori di noi, può nascere il nuovo, possono nascere altri pensieri, un altro modo di stare nel mondo.
Un giorno parlando con un ragazzo straniero che aveva attraversato il mare per arrivare da noi mi ha detto:
"Io so che cosa è il male, perché lo conosco. Per questo mi sento più forte e so come combatterlo, non solo fuori di me, ma dentro di me. So con profonda certezza che non voglio assomigliare a chi non sa più che cosa è bene".
Sono loro adesso a doverci raccontare il mondo dal loro punto di vista, a dirci come ci si sente a dover fuggire dalla propria terra, a sentirsi dei reietti, invisibili ai più che girano lo sguardo per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. 

2 commenti:

  1. Sembra però che non si possa imparare niente da queste esperienze estreme. Ogni generazione ha il suo "indicibile" che si ripete, e ogni giorno mi chiedo se c'è un senso o se è il caos a dominare.. grazie per i tuoi post, trovo sempre domande simili alle mie, altre nuove e perfino risposte.

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  2. Grazie, Vitamina, non ho risposte. Penso che difficilmente vedremo un mondo migliore con la M maiuscola, ma piccoli momenti, realtà che in qualche modo con la nostra piccola vigilanza e attenzione aiuteremo a creare. Mi ritrovo con quello che ha detto quel ragazzo. So cosa non voglio diventare. Un piccolo.passo...

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