03/06/18

Per Sacko Soumayla è finita la pacchia, ma in nome suo dovrebbe iniziare la nostra lotta

Sacko Soumayla, un giovane di ventinove anni, proveniente dal Mali, è stato ucciso  sabato sera in una zona a cavallo fra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria.  

"Per lui è finita la pacchia" come dice il nostro nuovo ministro degli interni, è finita per sempre.  
Dirà che non era quello che voleva o intendeva, che la violenza non è mai giustificabile, dirà che la vendetta non è quello che lui vuole... ma che gli italiani non ne possono più, che hanno il diritto di difendersi, che bisogna mettere ordine.

Ma non si può passare sopra alle parole di odio che hanno infestato la campagna elettorale, che hanno sdoganato il razzismo e la violenza, che fomentano animi già di per sé predisposti alla vendetta e all'odio.

Un rapporto di Amnesty International nel suo Rapporto 2017-2018 sulla situazione dei diritti umani di 159 Stati del mondo dichiara che ogni giorno  un esponente di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno gridato dai loro spalti una frase razzista o discriminatoria su migranti e rifugiati, Salvini il leader indiscusso. Ma anche “frasi di disprezzo, degradazione e spersonalizzazione nei confronti delle donne e delle persone omosessuali e transessuali”.

 Un’Italia “intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia. 
"Un odio protagonista  della campagna elettorale, dove il 95% delle dichiarazioni di politici sui social che “veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale” sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra: “Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%)”.
Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia ha dichiarato:


“Alcune forze politiche si sono servite di stereotipi e incitazioni all'odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti”, ha aggiunto Rufini.

C’è una parte di Paese che si ritiene “bella, pura, italiana, mentre il resto non merita di condividere il territorio”, un fatto che “sta rendendo il clima impossibile in questo Paese, uccidendo ogni possibilità di confronto”..
“Durante la campagna elettorale la retorica dominante del “noi contro loro” è stata affiancata dalla narrativa divisiva del “loro contro di noi” e sempre più spesso dall'odio di italiani contro altri italiani che si occupano di migranti, secondo il pericolo schema “noi contro voi che aiutate loro”, ha commentato Riccardo Noury, portavoce dell'organizzazione.
“Fa impressione rilevare che così tante persone che competevano per un ruolo istituzionale abbiano fatto ricorso a un discorso palesemente discriminatorio e d’odio durante la campagna elettorale. Il rischio che abbiamo di fronte è la normalizzazione dell’odio”.
E' in questo clima che qualcuno  ha puntato Sacko Soumayla come fosse il bersaglio di un tiro a segno e ha fatto fuoco da lunga distanza ferendo altre due persone.
"La vittima e gli altri due ragazzi stavano prelevando lamiere e altri materiali da una fabbrica da tempo sequestrata perché vi sono stati trovati fanghi tossici provenienti da Brindisi".
Le lamiere servivano per migliorare le baracche in cui da sempre vivono questi stranieri che lavorano come braccianti  nelle piantagioni e negli agrumeti della Piana di Gioia Tauro. 

Da tempo non scrivo sul mio blog. Non ho più parole per raccontare ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi senza che si muova un dito. Non ho parole e non invidio chi crede di avere soluzioni, chi sa cosa si deve fare, chi ha decisioni confezionate in provvedimenti da prendere: espulsioni, diritto di difesa, noi siamo con gli italiani... Non invidio chi crede di essere proprietario di qualcosa che ha ricevuto solo in dono. 

Ma Sacko Soumayla per la nostra indifferenza è morto, come tantissima altra gente, molti davanti ai nostri occhi, altri ricacciati in Libia dove sappiamo come sono trattati.

E' troppo fievole oggi la nostra voce, la voce di chi crede ancora di far parte di un mondo dove tutti siamo uguali e abbiamo il diritto alla vita.  Dovrà gridare più forte, molto più forte. Dovrà fare di più, molto di più. Senza più un partito che ci rappresenti. Ed è vero che le elezioni sono solo il voto di un giorno, ma non sono così convinta che questo voto conti così poco, se siamo arrivati a questo punto. 
Bisogna lavorare tutti i giorni, ma proprio tutti ovunque siamo, ma bisogna anche far rinascere un movimento che ci aiuti ad organizzarci, che raccolga quei voti che non sappiamo più a chi dare. Questo lo dobbiamo fare in nome di tutti i  Sacko Soumayla che abitano il nostro paese. Tutti noi che non crediamo nella politica, tutti noi che vogliamo un mondo più giusto, più democratico, più egualitario, più solidale dobbiamo chiedere che qualcuno ci organizzi, che ci sia di guida, e tutti torneremo a votare e a lottare. Abbandonare la politica vuol dire solo lasciar spazio a questo scempio che vediamo ora. Dove per qualcuno la destra e la sinistra non esistono più, e per qualcun altro la destra esiste, esiste eccome e la fa da padrone.

4 commenti:

  1. andrea perissi4 giugno 2018 21:27

    Buonasera, ho letto con interesse il suo articolo, e purtroppo vi ho ritrovato il senso di disgusto, di impotenza, di sconforto che ormai da un bel po' di tempo mi prende quando penso verso quale direzione sta andando la nostra società e la nostra vita. Sicuramente ciò in parte è dovuto alla mia età (sono ex medico di famiglia di quasi 68 anni, ora in pensione), ma ritengo che il mio maggior cruccio stia nel vedere che nessuno più, o quasi, trova la forza e la voglia di ribellarsi a questa incresciosa situazione. Sono un accanito lettore del sito Comune-info, che per fortuna si sforza di dimostrare che esistono tante persone che avrebbero voglia di una società diversa, che riscopra sentimenti di uguaglianza, solidarietà, giustizia, sentimenti che dovrebbero essere comuni a tutti gli appartenenti al genere umano. Purtroppo, però, queste persone non riescono poi a trovare e ad indicare agli altri la maniera di unirsi tutti insieme per perseguire tutto questo. Come fare, dunque, per trovare chi e come rovesciare la situazione attuale? Non pretendo certo da lei una risposta, ma mi piacerebbe che si sviluppasse un dialogo a più voci su questi temi. Grazie per le sue riflessioni e per il tempo che vorrà dedicare alla lettura di queste mie righe. Un caro saluto.

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    1. Carissimo Andrea,
      è un piacere pensare che qualcuno sia in sintonia con te in un periodo come questo. Siamo coetanei e abbiamo passato tempi di speranze e ideali. Oggi prevale la voce dei "duri" come in tempi che speravamo non tornassero. A noi non resta che continuare a fare tutto quello che ci è possibile fare. Poi si vedrà oppure no, ma noi ci avremo almeno provato. La ringrazio per il suo prezioso contributo. Ultimamente non riesco neanche molto a scrivere. Mi sento muta... ma non ho perso la voglia di impegnarmi. Non la perda neanche lei. Un caro saluto

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  2. Non so come comunicare con lei. Il suo blog è la cosa più significativa e più rispondente al mio essere che abbia trovato in rete da un paio d’anni a questa parte da quando l’ho scoperto. Lei scrive sempre meno ma ha scritto così tanto che non ho che l’imbarazzo della scelta e tutte le sue pagine anche quelle più datate pare possedere il dono dell’eterna giovinezza tanto appaiono di sconcertante attualità. Attraverso le sue pagine ho imparato a conoscere ed ho letto autori che non conoscevo su tutti Luce Irigaray e Wislawa Szymborka ma molti altri. Sono uno strano artigiano che pubblica mappe concettuali dove lei viene citata e quando non viene citata di lei c’è veramente tanto. Ho scritto vari commenti a suoi post scoprendo poi che non sono mai stati pubblicati perché sempre sbagliavo qualcosa ma oggi voglio mettermi di buzzo buono e riuscire nell’intento. Il mio desiderio più grande è farle pervenire una copia di “Weltanschauung” la mia opera dove lei è più presente. Cosa ho imparato leggendola. Ho visto meglio quello che già avevo dentro. In tempi così difficili, così in parte anche illeggibili, perché troppo veloci, il primo passo è quello di non cedere mai neanche di un metro all’assuefazione. Fare in modo che un delitto resti sempre un sacrilegio, un torto fatto ad altri resti sempre un torto fatto anche a noi stessi, manteniamo la capacità di scandalizzarci anche se oggi sembriamo afoni, muti, ricordiamoci almeno che non siamo sordi. Continuiamo ognuno nel proprio piccolo lei con il suo blog che per chi ha orecchie è un urlo che mi creda produce una grande eco in molti come l’ha prodotto in me. Con l’augurio di vedere un mondo migliore, mi stia bene.

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  3. Cara Emilia, torno a leggerti dopo mesi di silenzio e di problemi. E' sempre un sollievo venire qui, un'isola di saggezza e sensibilità, in questo mare di merda che a volte è la Rete. Scrivi però una cosa che non condivido, una sola: Tutti noi che non crediamo nella politica... Bene, io nella politica ci credo, anche se alle ultime elezioni non ho votato, per mille motivi, soprattutto extra politici. Credo che sia la politica l'unica che ci possa salvare da questo mare di merda che sta sommergendo l'Italia. Anche perché, se la politica non la si fa noi, la fanno comunque sempre gli altri, col risultato che vediamo. Avrei molte altre cose da dire, tra cui come fare politica, per noi non del mestiere, ma per oggi mi fermo qui. Grazie.

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