05/09/18

C’è un mondo nel mondo del teatro.


Il teatro ufficiale, tradizionale continua nei suoi percorsi, va per la sua strada e monopolizza molti dei finanzia
menti e delle risorse. Ad una tendenza generale, in cui è sempre più evidente la disaffezione al teatro, si sta rispondendo portandolo in luoghi e spazi diversi e lontani dal circuito ufficiale e tradizionale.  Si fa avanti un progetto tutto nuovo che vuole accorciare le distanze fra teatro e cittadini, che vuole vivere nonostante la mancanza di sovvenzioni e aiuti.


La cultura del resto dovrebbe essere un bene pubblico e raggiungere non solo gruppi ristretti di addetti ai lavori. Il teatro è teatro se sperimenta, se si mette in gioco, se scopre nuovi talenti, invece che rivolgersi solo a personalità note che provengono, per esempio, dalla televisione solo perché è economicamente più redditizio e più semplice da promuovere.

E’ teatro tutto ciò che stimola e soprattutto permette la riflessione ed il pensiero che sono alla base dell’arte. E’ teatro se muove l’immaginazione, invita a creare, a modificare, a cambiare punti di vista ed orizzonti.

 Oggi purtroppo troppo spesso segue le leggi di mercato che sono di per sé rami secchi della creatività, che chiudono, invece, di aprire, che riproducono il già noto all’infinito, addormentando le coscienze.

Ma c’è un mondo nel mondo del teatro. Un mondo ricco di iniziative, di idee, di passione e di solidarietà che si cimenta su nuovi palcoscenici, che non sono necessariamente il teatro così come è stato inteso nel senso comune del termine.

Queste esperienze sono preziose, perché accompagnate dalla ricerca di strade nuove, di un senso, di prospettive culturali  che avvicinino la gente, che la rendano partecipe e più viva. Pur tra mille difficoltà, perché per nulla o quasi finanziate, avanzano e si fanno strada, perché chi intraprende questi percorsi e non molla, ci crede davvero.

 Queste iniziative, se si diffondono e prendono corpo, potrebbero prefigurare un Paese diverso, una cultura più a portata di tutti che rompa con quella omologante delle Tv e dei mass media in generale.

Soprattutto nei momenti di crisi, la cultura diventa assolutamente necessaria per comunicare, per dialogare, per confrontarci, per immaginare qual è il mondo in cui vorremmo vivere.

 E’ interessante che in Grecia, il paese più in crisi nell’Unione Europea, Lydia Koniordou, prima donna Ministro della Cultura, ci ricordi come :
“Duemila e cinquecento anni fa in Grecia  abbiamo avuto un’incredibile esplosione di idee: la politica, la filosofia, il teatro. La percezione, lo spirito che univa tutto erano le famose “D”: dialettica, dialogo, diversità e democrazia. Non c’era una sola verità, si scopriva la relatività della verità, grazie a Eraclito e ai sofisti, e si passò dalla cultura della ‘famiglia’, dal clan, alla scoperta dell’individuo e dei suoi diritti. Oggi dobbiamo superare l’eccesso di individualismo per riabbracciare la cultura del ‘noi’. Tornare dal privato al pubblico. Capire che non possiamo fare a meno dell’Altro. La cultura greca, con lo strumento del dialogo di cui è maestra, può rilanciare la dialettica laddove c’è il conflitto, l’ascolto dove c’è lo scontro, il confronto dove c’è violenza”.
Dialettica, dialogo, diversità e democrazia le parole che devono ritrovare spazio e prendere corpo nella mente della gente, la riscoperta che solo là dove questi valori riprendano vita si può ritrovare il benessere non solo economico, ma umano e sociale.

In una crisi economica e politica, gli artisti devono reagire. I grandi finanziamenti non sempre hanno prodotto una buona arte o un buon teatro. L’arte povera, è spesso più creativa, più essenziale, ma più vera. Può arrivare con più facilità a tutti, scoprire i piccoli teatri, le strade, i luoghi dove la gente si ritrova, persino entrare nelle case. Può diminuire le distanze tra pubblico e attori, e questa vicinanza genera il dialogo e la partecipazione. Può quindi essere strumento della democrazia, non rinunciare alla propria originalità, far vivere la diversità.

 Se i grandi teatri sono accessibili solo a pochi, si aprono però quelli piccoli, più di periferia che Bisognerebbe che queste realtà diventassero una costellazione, una rete attiva e concreta, un tessuto sempre più intrecciato. Bisognerebbe che chi ha nelle proprie mani i finanziamenti e il teatro ufficiale, ogni tanto si facesse un giro e rinnovasse il proprio modo di vedere la cultura. Lo dovrebbero fare quelli che ancora credono nel linguaggio della creatività, che solo può generare il nuovo.

Grazie a Paola Lombardo, a Manuela Massarenti, ad Adriana Zamboni che me l’hanno fatto scoprire, a Rasid Nikolic, mio allievo nella scuola media, mio maestro nella vita.

Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti... E' lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui." _
 Jacques Copeau

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