27/11/18

I "MENO" e "I PIÙ"

Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, sono solo creature mortali. Poi invecchia il tuo corpo; non tutto in una volta, certo, invecchiano per primi gli occhi oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l'altro. 

Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo è effimero e mortale, l'anima è ancora mossa da desideri e ricordi, cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito di gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi. Un giorno ti svegli e ti strofini gli occhi e non sai più perché ti sei svegliato. (...) L'uomo comprende il mondo un po' alla volta e poi muore.

Sandor Marai, Le Braci

Sandor Marai ritrae in poche righe il cammino che irrimediabilmente si fa quando si invecchia.
Forse l'anelito di gioia scompare, ma non sempre il senso del limite che padroneggia la tua vita è negativo se ne sai trarre insegnamento. 
E' così anche nella vita, quando sei giovane e in forza. Ogni momento in cui la fragilità fa capolino, viene vissuto come una sconfitta, come una mancanza, come qualcosa che non deve essere. E, quando risali la china, trai un sospiro di sollievo.
E' così quando i nostri figli non danno il massimo, sono o li vedi o te li fanno vedere come un "meno": un meno intelligente, un meno forte, un meno abile, un meno bello, un meno...
E sorvoli su quanta ricchezza c'è dietro ad un "MENO". Quanta verità su come siamo, su come vivremmo con più giustizia e gioia considerando tutti i "meno" che abitano il mondo e i "meno" che abitano in noi.
Forse anche la vecchiaia sarebbe vista in un modo diverso, forse non creerebbe quel rifiuto dentro di noi e fuori di noi, che quello sì rende difficile la vita a chi non si sente un "più".

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